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Capita a volte che, qualcuno (pochi per fortuna) dopo un lavoro o intervento sul territorio della macchina pubblica risponda alle critiche dei cittadini con questa considerazione:
Non siete mai contenti.
L’unica risposta degna a questa considerazione è in realtà una domanda: E perché mai dovremmo accontentarci?
Nelle nostre cose, nei nostri affari, nelle nostre proprietà ricerchiamo il meglio, e non si capisce davvero questa idea dell’accontentarsi quando si tratta di beni comuni, soprattutto di cose e luoghi che ci riguardano e frequentiamo.
Farsi eleggere in una qualsiasi carica pubblica è una scelta libera e volontaria degli esseri umani, non lo ordina il medico, e oltre agli onori che ne derivano le persone si devono fare carico delle responsabilità, del peso, degli oneri che la loro scelta impone. La differenza tra quelli bravi e non sta tutta qui.
Il paradosso consiste anche nel doverli ringraziare, applaudirli, del poco che ci viene concesso.
Se la casa dove abitiamo o il luogo dove lavoriamo avessero bisogno di interventi profondi al tetto, ai bagni al riscaldamento e invece, i proprietari o i responsabili, si limitassero solo a rifare la facciata (come hanno fatto anche ultimamente alla gradinate del vecchio campo sportivo di via Diaz, che sono pericolanti), vi accontentereste?
É questo che dobbiamo pretendere da chi ci amministra, il massimo, oltretutto in quel poco che fanno vengono utilizzati i nostri denari non i loro.

Quando la gente non aveva farina, il re diceva: mangiate pollame. (Francesco Dall’Ongaro)